patrimonio e intercultura

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patrimonio e intercultura


Premio “Arte, Patrimonio e Diritti Umani” (edizione 2015)



 
Da dove ha avuto origine – le azioni pregresse
Lanciato in occasione del convegno “Lost in Translation” (Triennale di Milano, 23 febbraio 2010), il concorso si rivolge a giovani artisti e istituzioni culturali, chiamati a collaborare allo sviluppo di nuovi e originali progetti volti all’inclusione culturale dei “nuovi cittadini”, in osservanza della Convenzione Unesco per la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali (2005), ratificata anche dall’Italia.
L’idea del premio (titolo della prima edizione: “Lost in Translation. Arte e Intercultura”) nasce da alcuni quesiti di fondo: qual è il contributo delle istituzioni culturali deputate alla tutela e valorizzazione del patrimonio (musei, biblioteche e archivi) alla questione della diversità, e quale il loro effettivo impegno nella promozione di una piena partecipazione dei “nuovi cittadini” alla vita culturale della comunità di cui sono entrati a far parte?
Alla prova dei fatti, la nozione che le politiche culturali debbano giocare un ruolo attivo nella lotta al pregiudizio, all’incomprensione, all’omologazione, è tutt’altro che pacificamente acquisita; ancora oggi i diritti culturali dei cittadini di origine immigrata tendono a essere declassati a questione di marginale importanza, e comunque ritenuti al di fuori della sfera di competenza delle istituzioni culturali mainstream, la cui funzione principale è quella di promuovere l’eccellenza.
E quindi ecco sorgere altri quesiti: come stimolare le istituzioni alla promozione e al sostegno di progetti genuinamente interculturali? Non sono forse gli artisti un possibile, prezioso alleato in questo processo, grazie al contributo che possono offrire allo sviluppo di nuovi punti di vista sulle nozioni di patrimonio e identità, e all’esplorazione di nuove modalità di dialogo e interazione con le comunità locali? Se da un lato molte istituzioni culturali hanno sinora faticato ad andare oltre il semplice modello di sviluppo dell’accesso (“aprendo le porte” ai migranti e offrendo loro l’abc di un patrimonio dato, sino a quel momento a loro precluso), dall’altro gli artisti operano sovente in assenza del sostegno delle istituzioni, e vedono il loro  lavoro relegato all’episodicità.
Dalla sua prima edizione nel 2010, il Premio si è proposto di dare risposta a questi quesiti, diffondendo il bando a una pluralità sempre più estesa di attori, ampliando la rete di progetto e promuovendo occasioni di formazione propedeutica alla partecipazione (cfr. edizione 2013 alla voce “Formazione”).
 

Gli attori coinvolti – la rete di progetto
• Enti promotori:  Connecting Cultures e Fondazione Ismu – Settore Educazione – Patrimonio e Intercultura, Milano
• Istituzioni partner: Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (ente finanziatore del Premio); Associazione Italiana Biblioteche, Associazione Nazionale Archivistica Italiana e International Council of Museums – Comitato Nazionale Italiano (patrocinio).
 

Gli operatori – l’equipe di progetto
Il gruppo di lavoro è composto da:
• Anna Detheridge, Laura Riva (Connecting Cultures)
• Simona Bodo e Silvia Mascheroni (Fondazione Ismu, Settore Educazione, Patrimonio e Intercultura).
Ai lavori della giuria che ha valutato i progetti hanno partecipato:
• Giovanna Brambilla, Responsabile Servizi educativi Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
• Luigi Coppola, artista
• Alzira Maria Da Costa Baia e Anita Gazner, mediatrici culturali e museali
• Maria Grazia Panigada, direttore artistico stagione di prosa del Teatro Donizetti e del Teatro Sociale di Bergamo, ed esperta di narrazione museale.
 

I destinatari
• giovani artisti, videomaker, designer, filmmaker, performer, fotografi, italiani e stranieri, singolarmente o come collettivo, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, residenti in Italia o comunque attivi sul territorio italiano
• istituzioni culturali (musei, biblioteche e archivi) e/o enti che si dedicano alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale (centri di studio, di approfondimento e di promozione culturale, associazioni e fondazioni culturali, accademie presenti su tutto il territorio nazionale); il ruolo dell’istituzione/ente culturale promotore è di garantire la “effettiva” realizzabilità e sostenibilità del progetto proposto, promuovendo una partecipazione dei cittadini e delle comunità tesa a innescare e favorire reali processi di dialogo, scambio, interazione e trasformazione.
 

Gli obiettivi
• favorire la collaborazione fra artisti e istituzioni culturali nella realizzazione di progetti che promuovano il dialogo fra individui portatori di sensibilità culturali differenti in specifici contesti urbani o di comunità, generando nuove relazioni e consapevolezza
• promuovere l’utilizzo dei linguaggi artistici e della creatività nella risoluzione di problematiche concrete legate al territorio grazie alla partecipazione di cittadini, comunità ed istituzioni
• porre maggiore enfasi sul riconoscimento delle politiche di empowerment e di inclusione culturale quali “prassi ordinaria” da parte di istituzioni radicate nel territorio quale fattore chiave di sostenibilità, continuità e capillarità degli interventi.
 

La documentazione
La genesi, le fasi, gli approdi delle prime edizioni del Premio sono documentati nella pubblicazione Arte, patrimonio e intercultura. Riflessioni e indagini sul diritto alla cittadinanza culturale (a cura di Connecting Cultures, Milano 2013). Il volume offre non solo un repertorio esaustivo dei progetti selezionati nelle prime due edizioni del concorso, ma anche una serie di riflessioni sui punti di forza e sulle criticità che hanno contraddistinto la progettualità degli artisti e delle istituzioni culturali sinora coinvolte. Un utile strumento per i progetti che in futuro saranno presentati nell’ambito del Premio, affinché siano fondati su una co-progettazione di sostanza e non di facciata, nonché su un’idea di partecipazione dei destinatari che riconosca a questi ultimi un ruolo centrale nei processi di interpretazione del patrimonio, e offra loro una concreta opportunità di auto-rappresentazione, al di là dei confini dell’appartenenza.
 

 

Recapiti degli enti promotori
- Connecting Cultures
via Giorgio Merula, 62 – 20142 Milano
tel. 02.89181326
www.connectingcultures.info
- Fondazione Ismu, Settore Educazione, programma “Patrimonio e Intercultura” 
via Copernico, 1 – 20125 Milano
www.ismu.org
www.patrimonioeintercultura.ismu.org
 

Referenti del progetto
- Anna Detheridge, Direttore Connecting Cultures
a.detheridge@connectingcultures.info
- Laura Riva, Connecting Cultures, responsabile del progetto
l.riva@connectingcultures.info
- Simona Bodo e Silvia Mascheroni, responsabili del programma “Patrimonio e Intercultura”
patrimonio@ismu.org
 

Data di pubblicazione della scheda: aprile 2016


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Qui di seguito pubblichiamo una sintetica descrizione del progetto vincitore e degli altri due progetti selezionati nell’ambito della terza edizione del premio.
 

Progetto vincitore

“TRE TIGRI CONTRO TRE TIGRI”
 

Artista: Collettivo “Giusto il tempo di un tè”
Istituzione culturale: Accademia di Belle Arti di Napoli
 
Obiettivi
• Attivare momenti di cooperazione sociale e aggregazione culturale tra istituzioni e associazioni solitamente afferenti a settori paralleli, attraverso l’ambito comune della pratica sportiva, originalmente interpretata dai linguaggi dell'arte.
• Restituire pratiche rigenerative e di coesione al tessuto cittadino, facendo interagire comunità e soggetti solitamente operanti con mission diverse sulla base di una finalità condivisa e, potenzialmente, a lungo termine.
• Individuare il potenziale creativo delle classi popolari e medie delle comunità che abitano il centro storico cittadino, attraverso una pratica artistica condivisa.
• Proporre un processo di convergenza tra le componenti del tessuto urbano, istituendo una prossemica dialogica senza filtri – come quella della pratica sportiva e, in particolare, della costruzione di una pratica sportiva condivisa attraverso i linguaggi dell'arte - grazie a un’elaborazione artistica che si fa progetto e metodo di pianificazione su modalità informali. Le città divengono creative se mantengono un equilibrio tra il vivere quotidiano e l'altro, tra una dimensione domestica e l'accoglienza.

Destinatari
La comunità cingalese, la popolazione – in particolare le fasce più giovani – coinvolta nelle attività di cittadinanza responsabile. Vasto pubblico di appassionati d'arte, che potrà prendere parte alla condivisione di un progetto di inclusione partecipata.

Sintetica descrizione del progetto 
Con più di 9mila presenze, Napoli, dopo Milano, è la seconda provincia di destinazione di individui di origine srilankese, come si evince dal Rapporto del 2012 sul Mercato del lavoro degli Immigrati promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La comunità cingalese si è radicata nelle zone del centro storico del capoluogo campano, attivando scambi con la popolazione autoctona e mantenendo una struttura culturale identificata. In particolare a Montesanto, uno dei quartieri più popolari, densi e multietnici della città partenopea, è possibile riscontrare una presenza significativa, che si manifesta anche in attività commerciali private che insistono sul territorio.
Intervenendo in questo scenario, il laboratorio territoriale “Tre tigri contro Tre tigri”, presentato dal collettivo artistico “Giusto il tempo di un tè”, vuole proporre contesti di relazione tra la comunità srilankese, la popolazione locale, le associazioni attive sul territorio e le istituzioni operanti nel settore dell'arte contemporanea, stimolando una peculiare ibridazione tra i linguaggi estetici, sociali e sportivi attraverso l’invito al gioco. In particolare, il progetto prevede l’organizzazione di un torneo di cricket, sport nazionale dello Sri Lanka; a questo scopo, saranno coinvolte associazioni cingalesi, come la società sportiva di cricket Unipoint Cricket Team, e le comunità locali.
Attivo a Napoli da un anno, il laboratorio di ricerca artistica “Giusto il tempo di un tè” è costituito da un gruppo operativo eterogeneo, formato da artisti, storici dell arte, docenti, architetti, designer, giornalisti, coreografi. Il laboratorio opera come un dispositivo di attivazione relazionale, si occupa dell’organizzazione di incontri itineranti dedicati a luoghi e termini specifici, dal “nomadismo” all’“immagine”, dalla “narrazione” al “confine”, nel tentativo di immaginare modalità fluide e contestualizzate dell’esperienza.
Giusto il tempo di un tè si occuperà della definizione artistica ed estetica del progetto, individuerà i soggetti interessati e li coinvolgerà a partecipare attivamente a tutte le fasi dell’organizzazione, dalla scelta dei “campi di gioco”, all’estensione di un regolamento presumibilmente differente da quello canonico, fino alla comunicazione del calendario degli eventi agli organi di stampa e di informazione generalisti e di settore artistico, culturale e sportivo. Le partite-performance del torneo si svolgeranno su “campi di gioco” speciali, allestiti dal laboratorio “Giusto il tempo di un tè” come spazi estetici di integrazione e interazione, presso tutte le sedi delle associazioni coinvolte. L’intero processo sarà interpretato come un laboratorio relazionale in fieri, e l'elemento comunicativo entrerà nel progetto artistico come parte integrante e caratterizzante.
 
Altri partner coinvolti  
- Laboratorio Socioculturale Le Scalze
- LAN - Laboratorio di Architettura nomade
- Unipoint Cricket Team
- Scugnizzo Liberato
- Ex Opg Occupato
- GeeTv (mediapartner)
- Fondazione Morra.  
  
Luoghi di realizzazione
- Casa Morra, sede dell’archivio della Fondazione Morra, Palazzo Cassano Ayerbo D'Aragona, Salita San Raffaele, Napoli.
- Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, Salita Pontecorvo, Napoli.
-  Parco sociale Ventaglieri, vico Avellino a Tarsia, Napoli.
-  Ex Opg Occupato, sede del collettivo “Je so’ pazzo”, via Matteo Renato Imbriani, Napoli. 
- Chiesa di San Francesco delle Cappuccinelle, sede dell'associazione "Scugnizzo Liberato", Salita Pontecorvo, Napoli.
- Ex Lanificio Militare, sede dell'Associazione "LAN - Laboratorio di Architettura Nomade" e del laboratorio di ricerca artistica “Giusto il tempo di un tè”, Piazza Enrico De Nicola, Napoli.

Risultati attesi
 
• Attivare collegamenti operativi a lungo termine tra gli ambiti istituzionali con vocazione esplicitamente tesa verso gli universi espressivi dell arte contemporanea e gli spazi associativi che insistono sul territorio, proponendo esempi di innovazione sociale.
• Ampliare le possibilità relazionali dal basso e, di conseguenza, l’accesso alla cultura dell’integrazione critica come diritto umano, attraverso una pratica aggregativa tra ambiti e media diversi, ibridando i linguaggi dell arte e dello sport.
• Guadagnare nuovi spazi concreti all’interazione e all’integrazione.
 
 
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Menzioni speciali
 

“CAMERA MONDO_ intrecci di fotografia, illustrazione, scrittura”
 
Artista: Viola Niccolai
Istituzione promotrice: Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento  

Obiettivi 
• Promuovere e creare legami di collaborazione tra la Soprintendenza dei beni culturali della Provincia autonoma di Trento e le associazioni di stranieri presenti sul territorio, progettando esperienze di scambio di storie tra professionalità operanti nel campo del patrimonio culturale e dell’illustrazione e comunità migranti.
• Promuovere forme di mediazione cultuale interattive e approcci critici ai fondi dell'Archivio fotografico storico (ASF) provinciale per favorire la presa di coscienza del patrimonio come veicolo di dialogo, di conoscenza reciproca, di scambio e contaminazioni, lasciando emergere la componente intangibile e relazionale del patrimonio.
• Favorire la conoscenza del patrimonio fotografico come risorsa di memoria collettiva da mettere in relazione con la ricchezza e varietà fotografica personale, le narrazioni individuali e il linguaggio dell’illustrazione. 
• Proporre e sperimentare una nuova modalità di narrazione del patrimonio culturale, che fa dialogare la fotografica con l'illustrazione, l'illustrazione con la scrittura, la scrittura con la fotografia, intrecciando i linguaggi specialistici dei beni culturali ad altri linguaggi espressivi.
• Incoraggiare e sostenere l'incontro tra persone migranti e la figura di un illustratore come momento capace di generare nuove narrazioni a partire dalla condivisione di un patrimonio fotografico personale e collettivo.
• Incrementare forme di partecipazione e di cittadinanza attiva mediante una migliore conoscenza del ruolo del patrimonio culturale anche nella promozione del benessere personale e comunitario.
 
Destinatari
Gruppi di migranti residenti sul territorio provinciale: si cercherà di coinvolgere diverse comunità di stranieri in maniera da intrecciare memorie e narrazioni da angolazioni e prospettive culturali differenti. Il pubblico di riferimento del progetto verrà valutato assieme ai referenti di alcune Associazioni di migranti presenti sul territorio locale e grazie anche alla collaborazione del Centro Informativo per l’immigrazione (Cinformi) della Provincia autonoma di Trento, che da anni si relaziona con i bisogni, le necessità e le esigenze dei cittadini stranieri, anche dal punto di vita culturale. 
 
Sintetica descrizione del progetto 
La presenza di un fondo fotografico storico di particolare interesse, conservato presso la Soprintendenza dei beni culturali della Provincia Autonoma di Trento, è all'origine dell'elaborazione di questo progetto.
Il titolo “Camera mondo” è la somma di più concetti: quello di “camera”, inteso come apparecchio fotografico; quello di “camera”, inteso come spazio architettonico di un luogo domestico; quello di “mondo”, inteso come spazio geografico che abbraccia il globo, così come luogo abitato da persone di differenti provenienze culturali.
In particolare, è interesse della Soprintendenza per i beni culturali agire sul terreno della narrazione – orale e figurativa – avvalendosi della fotografia, della possibilità di entrare in spazi privati (quali sono i salotti di casa o gli interni di un appartamento), della mediazione di una artista contemporanea che si occupa di illustrazione e di una curatrice esperta nella promozione del linguaggio visuale dell’illustrazione, per risvegliare un patrimonio iconografico nascosto agli occhi dei non addetti ai lavori e per esplorare modi inusuali di dialogare con i cittadini stranieri presenti nella provincia di Trento.
La scelta delle immagini fotografiche pone l'accento sulla dimensione quotidiana dell'esistenza e ha come soggetti donne, uomini, bambini, vissuti in epoche anteriori alla nostra. Sono state elette alcune “parole chiave” (tempo libero, divertimento, lavoro, famiglia, affetti) per creare tra l'artista Viola Niccolai e un nucleo di testimoni stranieri che vivono oggi in Trentino un terreno linguistico comune, adatto a raggiungere più traguardi: stabilire punti di contatto tra passato e presente; sperimentare codici basati sull'intreccio di memorie personali e ufficiali; mediare l'esperienza della distanza sia temporale sia spaziale; tracciare racconti visivi inediti, da leggere ancora una volta sotto la lente della fotografia, ma in una accezione amplificata grazie al linguaggio dell'illustrazione.
Appartenente alla sfera privata, il salotto è stato prescelto per essere il cuore di una serie di “momenti relazionali”, alla presenza di tutti i soggetti attivi nella realizzazione di “Camera mondo” (artista, curatrice, referente per la Soprintendenza e testimoni). Non è la prima volta che l'illustratrice Viola Niccolai dialoga attraverso la pittura e il disegno con l'ambiente domestico e la vita quotidiana di persone provenienti da culture e generazioni differenti; ne è testimone il progetto “Provincia Critica”, in corso dal 2015. Le tavole da lei illustrate restituiranno la “visuale” e la profondità emotiva di questi “momenti relazionali” tra persone, linguaggi e immagini.
Il progetto “Camera mondo” si concluderà con una esposizione e la pubblicazione di un catalogo, che porterà a compimento la restituzione di un anno di lavoro dedicato al bando “Arte, Patrimonio e Diritti Umani”.
 
Luoghi di realizzazione 
Il progetto si svolgerà in sedi e luoghi con caratteristiche differenti, scelti in base alle diverse fasi di lavoro e alle qualità specifiche espresse di volta in volta dagli spazi in cui si andrà ad operare.
Alcun esempi di luoghi che interessano la realizzazione di “Camera mondo”:
1. Archivio fotografico storico della Soprintendenza dei beni culturali della Provincia Autonoma di Trento, per la ricerca del materiale documentario su cui verteranno i “momenti relazionali”;
2. località diffuse sul territorio della Provincia di Trento in cui abitano i cittadini stranieri che partecipano al progetto; nello specifico. l’interno di case private in cui abitano i cittadini stranieri coinvolti nel progetto, in qualità di testimoni e componenti del gruppo di lavoro (taller);
3. studio privato dell'artista Viola Niccolai, dove verranno anche realizzate delle riprese video che  documentano il processo artistico dell’illustratrice per realizzare le tavole da esporre in mostra e pubblicare nel catalogo;
4. città interessate a ospitare la presentazione del progetto “Camera mondo” in circostanze particolari quali festival e manifestazioni di carattere culturale;
5. sede istituzionale scelta nella città di Trento, in cui avrà luogo la mostra conclusiva del progetto.
 
Risultati attesi 
Da parte della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento si intende svelare un patrimonio fotografico che per lo più rimane nascosto ai cittadini, attraverso la verifica di una sperimentazione innovativa e sperimentale di mediazione culturale: si attende che lo sguardo “altro” (sia dell’illustratrice, sia del cittadino migrante) possa offrire nuove letture a un patrimonio complesso e generativo come è quello fotografico, offrendo nuove interpretazioni a chiunque abbia il piacere di avvicinarsi. Inoltre si spera che azioni innovative e sperimentali possano essere stimolo per creare spazi di scambio, di dialogo e di interconnessione tra culture e pratiche differenti.
Da parte dell’artista, sperimentare una metodologia di mediazione del patrimonio culturale che fa interagire linguaggi diversi, ma anche passato e presente e contemporaneità, promuovendo la figura dell’artista come abile generatore di connessioni tra cultura e linguaggi diversi. La speranza è anche quella di suscitare interesse per il progetto e le sue intenzioni culturali in contesti quali festival o mostre internazionali d’illustrazione, in cui artista e testimoni possono essere protagonisti, ma anche editori interessati a intraprendere la pubblicazione del progetto, ritenendolo valido prodotto culturale.
 
 
 
“MOVIMENTI COLTURALI” 

Artista: Elena Mazzi
Istituzione culturale: FARM Cultural Park 
 
Obiettivi 
• Inclusione sociale e culturale della comunità migrante africana presente nel territorio siciliano, in particolare nelle province di Agrigento e Catania.
• Interazione tra nuovi cittadini africani e popolazione autoctona, nello specifico apicultori locali, attraverso la modalità dell'apicoltura nomade, che verrà analizzata all'interno di una serie di workshop e tradotta in un'installazione itinerante e una pubblicazione, create dagli stessi destinatari del progetto
.• Promuovere un riflessione sull'attuale stato di emergenza naturale (testimoniata dal rischio di estinzione delle api) e umana, (delineata dalle recenti tragedie dei migranti nelle acque del Mediterraneo, seguite da forti difficoltà di integrazione sociale): in entrambi i casi, errori dettati da politiche economiche, ecologiche e territoriali sbagliate.
• Dare avvio a possibili attività lavorative caratterizzate da start economici e semplici.
 
Destinatari 
• comunità locale (apicultori siciliani)
• immigrati in cerca di lavoro, soprattutto delle province di Agrigento e Catania. Operatori sociali, culturali e agricoli delle suddette province.
 
Sintetica descrizione del progetto
“Movimenti colturali” si lega alla pratica dell'apicoltura nomade, che consiste nello spostare gli alveari da un posto all’altro in funzione della presenza di piante nettarifere. Dalla negazione dei confini territoriali, al pericolo dello spostamento a cui sono sottoposte le api durante i trasporti, l'apicoltura nomade presenta interessanti analogie con il fenomeno della migrazione umana, nonché con alcune caratteristiche del sistema sociale, economico e politico del mondo contemporaneo.
Da tale premessa nasce l'idea di utilizzare l'apicoltura quale innesco di relazione e scambio tra immigrati prevalentemente originari del Nord Africa e dell'Africa Centrale e autoctoni. L'area di interesse è la Sicilia, regione in cui l'apicoltura è ampiamente diffusa.
Un numero definito di immigrati sarà introdotto alla pratica dell'apicoltura attraverso una serie di workshop nei quali ci si soffermerà in particolare sulla costruzione delle arnie, ricovero artificiale dove vivono le api. Durante questi momenti d'incontro, gli apicoltori locali avranno modo di spiegare cos’è l’apicoltura nomade e perché l’hanno scelta. A loro volta gli immigrati racconteranno la loro esperienze e aspettative per un possibile avviamento di attività. All'interno dei workshop, ognuno creerà la sua personale cassetta, che si andrà ad unire ad una serie di cassette donate dagli apicoltori.
Le testimonianze di entrambi i gruppi verranno registrate e archiviate dall’artista, per diventare successivamente parte di un manuale d'apicoltura sotto forma di pubblicazione (libro d'artista) che andrà ad accompagnare l'installazione di arnie costruite nel corso dei workshop. La pubblicazione sarà pubblicata con Lettera22, casa editrice siciliana. L'obiettivo è quello di creare una narrazione del nomadismo che abbia una forma ambigua, a metà strada tra il reale, il simbolico e l'immaginario. In questo senso ogni racconto non sarà semplicemente una testimonianza di vita, ma una narrazione che unisce il vissuto (tradotto in simbolo) all'aspettativa futura (componente immaginaria).
 
Luoghi di realizzazione
Province di Agrigento e Catania (sedi di lavoro – laboratori – messi a disposizione da FARM cultural park e beBOCS). I workshop prevedono visite in situ nelle campagne delle province di Catania e Agrigento, utilizzate per l'apicoltura nomade dagli apicoltori siciliani, che solitamente creano una rete di agricoltori/allevatori che mettono le loro campagne a disposizione dell'apicoltura nomade, in cambio di prodotti biologici/biodinamici. 
 
Risultati attesi 
• Creare un contatto diretto tra comunità migrante delle aree circoscritte e contesto indigeno attraverso la trasmissione e lo scambio di un sapere professionale (la pratica dell'apicoltura nomade). Tale relazione costituirà il materiale stesso del progetto artistico, la cui forma sarà definita in maniera definitiva solo a conclusione del processo.
• Favorire una riflessione sulla figura del lavoratore migrante, tanto più urgente in questo momento, dato l'alto numero di immigrati clandestini che popolano il territorio siciliano.
• Favorire lo sviluppo di una professione al contempo nomade e locale, quale è l'apicoltura nomade.
• Creare un incontro tra natura e uomo, determinando caratteristiche comuni e sottolineando un'urgenza di cura e sviluppo mediante un'attività concreta e pragmatica quale la costruzione di un kit di avvio a una professione semplice ed economica da attivare, che al contempo si trasforma artisticamente in strumento di narrazione e denuncia.
 
 
 
 



Location

LOMBARDIA / Milano

Leading partner

Non-profit organization
Connecting Cultures e Fondazione Ismu

Target groups

Giovani artisti e istituzioni culturali

 

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3/2019

Online resources
“Heritage of stories” website


Videos
“Our time through the Seven Heavenly Palaces: the perspective of storyteller Li Chenxi” (workshop run by Fondazione Ismu and hosted in HangarBicocca, Milan)


 

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