patrimonio e intercultura

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patrimonio e intercultura


"MUST REC YOUR ART"



 
Da dove ha avuto origine – le azioni pregresse
“MUST REC YOUR ART” è uno dei progetti pilota realizzati nell’ambito di “YEAD – Young European (Cultural) Audience Development”, un progetto europeo quadriennale (2015-2019) finanziato su bando Creative Europe che si propone di aprire le istituzioni culturali a un pubblico tradizionalmente sottorappresentato, quello dei giovani, attraverso la promozione di partnership creative tra operatori culturali e film-maker.
La prima annualità di “YEAD”, dedicata al tema “Universal Access to Culture” e coordinata da Fondazione Ismu (IT) e AlterNatives (FR), si concentra sul patrimonio culturale custodito nei musei, esplorando modalità di mediazione e interpretazione delle collezioni in grado di coinvolgere attivamente giovani portatori di sensibilità culturali diverse.
Poiché quest’ultima è una fascia di pubblico per la quale il MUST (inaugurato nel 2010) non aveva finora messo a punto una programmazione dedicata, la partecipazione a “YEAD” è stata l’occasione ideale per avviare un processo di avvicinamento al museo, dedicato in particolare ai giovani con minori opportunità o socialmente a rischio.
Gli altri musei italiani coinvolti in “YEAD” sono il MUDEC - Museo delle culture di Milano e il Museo “Adriano Bernareggi” di Bergamo. I musei francesi coinvolti sono il Louvre, il Musée Guimet (Parigi) e il Musée d’Angoulême (Angoulême).
 
Gli attori coinvolti – la rete di progetto
Ente promotore: MUST – Museo del Territorio, Comune di Vimercate
Istituzioni partner:
• Istituto di Istruzione Superiore “V. Floriani” di Vimercate
• Offertasociale, Settori Sil - Servizio Inserimenti Lavorativi, e Uopm - Unità Operativa Penale Minorile
• Cooperativa Aeris, Progetti di sostegno e crescita per i giovani
• Sviluppo&Integrazione, Servizi psico-sociali ed educativi
• C.O.I. Centro Orientamento per Immigrati “Franco Verga”
• Delleali Teatro
• Fondazione Ismu - Iniziative e Studi sulla Multietnicità, Milano.
 
Gli operatori – l’equipe di progetto
 
Per il MUST:
- Gianenrico Salvoldi (responsabile progetti interculturali) – referente e coordinatore del progetto
- Alessandra Anzaghi – educatrice museale e attrice
- Elena Baucke – filmmaker
- Marta Maggi – stagista del Master in servizi educativi per il patrimonio artistico, dei musei storici e di arti visive, Università Cattolica di Milano.
 
Per i partner di progetto:
Andrea Rebosio (Sviluppo&Integrazione), Oscar Beder (Istituto Floriani), Cristian Caruso (Aeris), Marina Glardini (Offerta sociale) – individuazione dei partecipanti e tutoraggio degli studenti coinvolti.
 
Per Fondazione Ismu:
- Mara Clementi – coordinatrice del progetto “YEAD”
- Simona Bodo e Silvia Mascheroni – responsabili scientifiche della prima annualità di “YEAD” (formazione e accompagnamento alla progettazione)
- Alessandra Barzaghi e Margherita Squaiella – assistenti al coordinamento organizzativo e amministrativo e alla comunicazione.
 
I destinatari
• 12 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 20 anni, residenti nel territorio vimercatese
• famigliari, amici e compagni di classe dei ragazzi.
 
Gli obiettivi
 
Le finalità del progetto:
• favorire l’accesso al museo da parte di una fascia di pubblico sottorappresentata, ovvero i giovani tra i 15 e i 20 anni con diversi background socio-culturali, sensibilizzandoli su temi quali la storia locale, la conservazione, il rispetto e la valorizzazione del patrimonio culturale del territorio in cui vivono
• consolidare il ruolo sociale del MUST come luogo di incontro, confronto e scambio tra cittadini portatori di culture ed esperienze diverse, ridefinendo il suo rapporto con i pubblici di riferimento in modo partecipativo.
 
Gli obiettivi per i destinatari:
• esprimere se stessi e la propria relazione con il patrimonio culturale in maniera creativa, grazie al coinvolgimento attivo in un progetto culturale sperimentale
• comprendere che il patrimonio culturale appartiene all’intera comunità, è parte della vita quotidiana ed è un elemento chiave nello sviluppo della propria identità
• comprendere il ruolo del museo per la memoria individuale e collettiva
• interagire e confrontarsi rispettosamente con individui portatori di saperi, vissuti, sensibilità culturali diverse
• ascoltare, comprendere e interpretare punti di vista differenti
• imparare a lavorare in gruppo in modo partecipativo.
• acquisire competenze di base inerenti il linguaggio cinematografico, la strumentazione audio-video, le fasi di lavorazione di un prodotto audiovisivo
• sviluppare un atteggiamento consapevole nella fruizione e nell’utilizzo del video come possibile strumento di comunicazione del patrimonio culturale.
 
Gli obiettivi per il museo:
• dotare il museo e il suo staff di competenze e strumenti specifici che abilitino a consolidare le relazioni esistenti con la comunità e a coinvolgere nuovo pubblico
• più in particolare, acquisire nuove competenze nella progettazione partecipata (con il film-maker e i destinatari) e nel coinvolgimento attivo dei giovani al fine di veicolare un’immagine diversa del patrimonio, normalmente percepito come inaccessibile da coloro che non frequentano abitualmente le istituzioni culturali e che non posseggono conoscenze esperte
• esplorare nuove metodologie creative ed inclusive per la mediazione e la reinterpretazione delle collezioni permanente (in particolare tramite il film-making e la narrazione)
• indagare e mettere in valore le potenzialità delle collezioni permanenti per l’educazione e la mediazione del patrimonio in chiave sia interculturale che intergenerazionale
• valorizzare le conoscenze e le competenze acquisite per progettare proposte educative museali permanenti, ripetibili ed estendibili a diversi destinatari
• rafforzare e ampliare la rete con soggetti diversi (enti e istituzioni) attivi sul territorio
• conoscere e condividere esperienze innovative e progetti realizzati nei musei e nelle istituzioni culturali dei paesi europei partner di progetto, volti a raggiungere nuovi pubblici con particolare riferimento ai giovani con minori opportunità.
 
Da quanto, per quanto
Da novembre 2015 a novembre 2016.
            
La formazione
L’equipe di progetto ha partecipato a un percorso formativo dedicato agli operatori museali e i giovani film-maker italiani e francesi che partecipano a “YEAD” (Milano e Torino, 17-21 novembre 2015). Progettata e coordinata da Fondazione Ismu, la formazione (v. programma del workshop) è stata propedeutica alle successive fasi di progettazione e sperimentazione.
 
Come si articola – Le fasi di lavoro
 
1. Formazione del gruppo di lavoro
• workshop di formazione condiviso con i partner italiani e francesi (operatori museali e film-maker) (cfr. voce “La formazione”)
• incontri di formazione in itinere e accompagnamento alla progettazione con gli altri musei italiani, organizzati da Fondazione Ismu.
 
2. Individuazione e coinvolgimento dei destinatari
• mappatura del territorio
• contatti con i partner di progetto
• costruzione partecipata con i referenti dei partner di progetto del profilo dei partecipanti e condivisione di obiettivi, tempi e modalità di realizzazione del progetto
• individuazione dei partecipanti tramite colloqui individuali.
 
3. Ciclo di incontri laboratoriali e produzione video
I ragazzi hanno preso parte a 12 incontri laboratoriali con cadenza settimanale (3 ore ciascuno in orario extra-scolastico), nel corso dei quali sono entrati in contatto con il museo (spazi, collezioni, attività e personale) e con il patrimonio culturale locale (ville nobili e parchi), e hanno appreso e sperimentato le tecniche base del film-making e dello storytelling.
Nei 5 incontri finali i ragazzi hanno ideato e realizzato un cortometraggio (cfr. voce “La produzione”).
Per le fasi di documentazione, verifica e valutazione, diffusione, cfr. sotto.
 
Le strategie e gli strumenti
“MUST REC YOUR ART” ha preso avvio con un incontro di presentazione del progetto nel più ampio contesto di “YEAD”, finalizzato alla conoscenza reciproca tra il gruppo di lavoro (operatori museali e film-maker) e i giovani partecipanti selezionati.
Gli incontri in museo sono stati improntati al coinvolgimento attivo dei ragazzi, alternando:
• momenti di esplorazione degli spazi del MUST, di Villa Sottocasa e di Palazzo Trotti
• attività laboratoriali con visite guidate
• lezioni per fornire le nozioni di base sul film-making, esercitazioni individuali e in piccoli gruppi incentrate sulle collezioni del museo, sul patrimonio culturale locale e sull’archivio fotografico con smartphone e una videocamera semiprofessionale (tutta l’attrezzatura – inclusiva di cavalletto, ottiche, recorder audio e microfoni – è stata acquistata  dalla Fondazione Ismu grazie a una voce di bilancio dedicata del progetto “YEAD”, e condivisa con il MUDEC e il Museo “Adriano Bernareggi”)
• sessioni di brainstorming
• laboratori di narrazione e storytelling
• “compiti a casa” tra un incontro e l’altro (ad es. riprendere il tragitto tra casa propria e il museo).
 
1° incontro:
• presentazione generale del progetto
• presentazione dello staff di lavoro e del gruppo di giovani.
 
2° incontro:
• visita guidata al museo con il direttore Angelo Marchesi
• formazione base sulla storia locale e sul patrimonio culturale del Vimercatese.
 
3° incontro:
• i ruoli della troupe
• lo stile, il campo, l’inquadratura
• i generi cinematografici
• esercitazione di fotografia nel museo su inquadrature e generi con gli smartphone.
 
4° incontro:
• il piano sequenza
• il personaggio: tecniche per presentarlo
• visione di spezzoni di film famosi
• esercitazione: video interviste tra i ragazzi con gli smartphone.
 
5° incontro:
• il cortometraggio: cos’è e a cosa serve
• visione di cortometraggi professionali
• esercitazione: location scouting nel museo e nelle ville nobili del centro di Vimercate
• brainstoming per decidere il titolo del progetto ("MUST RECYOUR ART").
 
6° incontro:
• lo sguardo: esercitazione con foto e video del tragitto casa-museo
• visita guidata a Palazzo Trotti e ai suoi affreschi a tema mitologico
• esercitazione: mettere in scena un episodio narrato negli affreschi.
 
7° incontro:
• la narrazione e lo storytelling
• imparare a scrivere uno storyboard
• esercitazione con il gioco di narrazione DIXIT: inventare storie e personaggi
• lezione sulle attrezzature audio-video ed esercitazioni.
 
8° incontro:
• presentazione dell’archivio fotografico del MUST
• vengono mostrate 100 carte con fotografie d’epoca di Vimercate
• ogni ragazzo sceglie una foto e, ispirandosi ad essa, inventa e/o racconta una storia
• viene scelta la storia di Andreea e si procede alla scrittura definitiva della sceneggiatura 
• definizione di ruoli, costumi, scenografie e location per il cortometraggio.
 
A partire dal 9° (e fino al 12°) incontro, i ragazzi hanno realizzato autonomamente il cortometraggio “MY POST-ID” con la supervisione della film-maker, organizzandosi in una vera e propria troupe; i ragazzi hanno sperimentato a turni i diversi ruoli (regista, sceneggiatore, scenografo, addetto audio e luci, costumista ecc.).
 
Giugno-luglio 2016: montaggio e post produzione del cortometraggio a cura della film-maker.
 
La produzione
• un cortometraggio dal titolo “MY POST-ID”, realizzato dai ragazzi con la supervision della film-maker e dei referenti museali
• prodotti di formazione (abilità acquisite dai partecipanti): i ragazzi hanno imparato a lavorare in gruppo, familiarizzato con le tecniche e le attrezzature base per realizzare un video, riconoscere il museo come uno spazio “vivo” e familiare.
 
La documentazione
Per l’intera durata del progetto il gruppo di lavoro ha curato la documentazione di progetto (report dei incontri, foto e video),  regolarmente inviata e condivisa con tutti i partner.
 
Altre risorse consultabili
• backstage dedicato ai tre progetti pilota realizzati dai musei italiani (MUDEC, MUST e Museo “Adriano Bernareggi”) nell’ambito di “YEAD”
• sito web e pagina Facebook del progetto “YEAD”.
 
La verifica e la valutazione
La verifica e la valutazione sono state curate dai referenti del MUST in collaborazione con la Fondazione Ismu:
• questionari qualitativi somministrati ai ragazzi all’inizio e alla fine del progetto, il primo per valutarne preconoscenze e consumi culturali, il secondo per valutare l’esperienza vissuta
• al termine di ogni incontro i ragazzi indicavano il grado di soddisfazione attraverso un semplice “emoticon test”
• incontri per la verifica in itinere con la Fondazione Ismu e i gruppi di lavoro del MUDEC e del Museo “Adriano Bernareggi” (febbraio e maggio 2016)
• questionario predisposto da Fondazione Ismu per operatori museali e film-maker dei tre gruppi di lavoro, finalizzato a indagare le ricadute dei progetti pilota sul fronte dello sviluppo professionale, della crescita personale, delle politiche del museo.
 
La presentazione e la pubblicizzazione
• condivisione sui siti e social network di MUST, Fondazione Ismu, “YEAD”
• condivisione del progetto con i partner italiani e francesi in occasione di un seminario bilaterale a Parigi (27-28 giugno 2016)
• presso il MUST: presentazione locale del progetto, proiezione del cortometraggio, consegna degli attestati di frequenza ai ragazzi, alla presenza dei loro famigliari/amici/compagni di classe, degli amministratori locali (Sindaco e consiglieri comunali) e dei partner di progetto (8 ottobre 2016)
• presentazione dei tre progetti pilota e dei video realizzati dai partecipanti a Milano, in occasione della giornata di studi “Al museo si gira. Giovani, film-making e partecipazione culturale” (MUDEC, 11 novembre 2016), promossa da Fondazione Ismu.
 
Le risorse finanziarie
Il progetto è stato cofinanziato dal programma “Creative Europe” e da Fondazione Ismu.
 
I punti di forza
 
Per l’equipe di progetto:
• consapevolezza del potenziale inclusivo del museo come luogo di incontro, confronto e relazioni con/tra giovani portatori di culture ed esperienze diverse (citazioni dai questionari di valutazione: «il museo – le collezioni, l’allestimento, l’atmosfera che si respira al suo interno – sì è rivelato un luogo eccezionale per stimolare la creatività, il coinvolgimento e la “libertà di sentirsi se stessi” dei ragazzi»; «il patrimonio culturale è stato strumento di riflessione e analisi, soprattutto per quanto riguarda l’auto narrazione e lo sviluppo delle storie che i ragazzi desideravano raccontare»)
• clima di fiducia, ascolto reciproco, collaborazione e reciprocità tra l’equipe di progetto e i ragazzi («alcuni ragazzi ci erano stati presentati come problematici e difficili ad aprirsi, invece hanno stretto amicizie tra di loro e hanno condiviso con noi operatori storie e ricordi, fidandosi e impegnandosi»)
• l’eterogeneità dei partner di progetto coinvolti ha generato un utile e costruttivo confronto («il museo può avviare progetti con i giovani anche al di fuori dell’ambito scolastico»)
• coinvolgimento e passione dei partecipanti durante tutte le fasi del progetto («non mi ero immaginata che questo progetto sarebbe stato così in grado di coinvolgere i giovani, facendoli sentire a casa loro in un luogo quasi sconosciuto prima della partecipazione a YEAD»)
• alto grado di indipendenza dei giovani nella realizzazione del cortometraggio
• basso tasso di abbandono dei ragazzi (solo 2 hanno lasciato il progetto, non perché non si sentissero coinvolti, ma perché hanno trovato un lavoro)
• lo strumento video è risultato utilissimo per coinvolgere attivamente i giovani con un approccio riflessivo e creativo e per esplorare nuove modalità di mediazione e interpretazione delle collezioni («i ragazzi conoscono e usano quotidianamente lo strumento video. Il patrimonio ha anche una forte componente “visuale”. Grazie ai video, è stato quindi più semplice abbattere alcune barriere e preconcetti e far avvicinare giovani e patrimonio»; «il video è risultato molto attrattivo nei confronti dei giovani e la voglia di imparare a girare è stata per molti una motivazione trainante per la partecipazione al progetto»)
• opportunità di sviluppo professionale (nuove competenze) e crescita personale per tutti gli operatori coinvolti
• la partecipazione al progetto di una stagista universitaria, oltre a garantire un fondamentale supporto in tutte le fasi organizzative, ha permesso di ragionare in maniera più approfondita su possibili format didattici da replicare in futuro («il museo sta riflettendo su nuove forme di coinvolgimento dei giovani e mi è stato chiesto di provare ad adattare il progetto definito per YEAD per la realizzazione di una nuova offerta dedicata a questa fascia d’età, che vada da un singolo laboratorio a una proposta di alternanza scuola-lavoro»)
• il “respiro” europeo del progetto ha dato l’opportunità di confrontarsi con realtà e operatori del settore a livello internazionale.
 
Per i destinatari:
• essere stati non solo accolti, ma coinvolti attivamente in un luogo che non pensavano fosse per loro («all’inizio il museo mi sembrava un labirinto, ora riesco a trovare la strada per uscire»; «è stata una grande opportunità poter vivere la cultura in prima persona»; «pensavo che il museo fosse un posto noioso e invece mi sono divertito tanto»)
• il lavoro di squadra, sia con l’equipe di progetto sia con gli altri partecipanti, e la predisposizione alla collaborazione e al confronto («questa esperienza è stata un misto di sentimento, libertà e amicizia; ognuno ha condiviso qualcosa di sé»; «sono timida, ma ho trovato il coraggio di essere ripresa»)
• la disponibilità a condividere storie personali, a volte anche “difficili”
• aver stabilito relazioni di senso con il patrimonio grazie a una partecipazione attiva («alcuni luoghi erano talmente belli che non mi sembrava nemmeno di essere nel mio paese»)
• l’esperienza immersiva nelle sale del MUST, a stretto contatto con le collezioni, e l’opportunità di conoscere il “dietro le quinte” di un museo
• l’utilizzo delle foto d’epoca per riflettere sulla propria identità e sulla memoria collettiva («osservare le foto del passato mi ha fatto uno strano effetto; è bellissimo pensare a quello che c’è stato prima di noi»)
• l’acquisizione di nuove conoscenze e capacità, con particolare riferimento al linguaggio e alla strumentazione audiovisiva («ho imparato a lavorare in una troupe e come si utilizzano gli strumenti»; «ho capito che per fare un buon video ci vogliono tempo, pazienza, dedizione e passione»)
• l’importanza dello strumento video per favorire un maggiore coinvolgimento dei ragazzi e “abbattere” le barriere tra loro e il museo
• le ricadute positive sull’andamento scolastico e la soddisfazione dei famigliari dei ragazzi coinvolti.
 
Le criticità emerse
 
Per l’equipe di progetto:
• la scarsa esperienza del gruppo di lavoro a fronte di un impianto progettuale complesso (accoglienza, accessibilità, educazione al patrimonio, film-making, diversi background socio-culturali dei ragazzi…), che in alcuni snodi del progetto ha reso difficile mantenere il giusto equilibrio tra le tante e diverse componenti del progetto, in particolare tra l’utilizzo del film-making come strumento educativo e lo sviluppo di nuove consapevolezze sul patrimonio come “risorsa”
• la diversa interpretazione di alcuni aspetti chiave del progetto, in particolare la relazione tra “processo” e “prodotto” e il grado di autonomia dei giovani («in alcune fasi mi sono ritrovato a non capire quale direzione prendere, in particolare: quale autonomia lasciare ai ragazzi? Quale alla film-maker? Quanto è importante il processo di coinvolgimento e formazione dei ragazzi e quanto invece la qualità del risultato finale? Come non trasformare i ragazzi da soggetto a oggetto del progetto? L’attenzione e la precisione nel rispettare tempi e adempimenti quanto è stata funzionale al raggiungimento degli obbiettivi finali del progetto?»)
• la tempistica troppo serrata per lo sviluppo del progetto nel complesso: in particolare, le difficoltà incontrate nel rispettare le tempistiche e nel far combaciare le scadenze del progetto “YEAD” con gli impegni degli attori coinvolti («un progetto del genere necessita di almeno un paio di riunioni dello staff dedicate alla verifica e all’aggiustamento della progettazione, mentre si stanno svolgendo gli incontri con i ragazzi»)
• il periodo di svolgimento del progetto, coinciso con i mesi conclusivi dell’anno scolastico, che sono i più impegnativi
• i partner del progetto erano molti e il tempo da dedicare ad ognuno limitato: il gruppo di lavoro ne era consapevole fin dall’inizio, ma ha comunque ritenuto fondamentale coinvolgerli tutti.
 
Per i destinatari:
• anche per i ragazzi il tempo è stato un elemento di criticità: alcuni osservano che il progetto avrebbe richiesto incontri più numerosi e tempi più distesi; altri affermano che dovrebbe essere ripetuto per coinvolgere altre persone
• le difficoltà incontrate nel condividere la strumentazione audio/video con un gruppo numeroso di partecipanti.
 
Recapiti dell’ente promotore
MUST - Museo del territorio vimercatese
via Vittorio Emanuele, 53 – 20871 Vimercate (MB)
www.museomust.it
 
Referente del progetto
Gianenrico Salvoldi (MUST), coordinatore del progetto
e.salvoldi@museomust.it
 
 
Data di pubblicazione della scheda: ottobre 2016


















Location

LOMBARDIA / Vimercate

Leading partner

Museum
MUST - Museo del territorio vimercatese

Target groups

Giovani (15-20 anni) residenti nel territorio vimercatese

 

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3/2019

Online resources
“Heritage of stories” website


Videos
“Our time through the Seven Heavenly Palaces: the perspective of storyteller Li Chenxi” (workshop run by Fondazione Ismu and hosted in HangarBicocca, Milan)


 

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